Processo di Firenze per i fatti del 2 marzo 2003. Documento di Nadia Lioce letto in aula il 9 giugno 2004

La mattina del 2 marzo 2003 sul treno Roma-Fi due militanti delle BR-PCC incorrono in un ordinario controllo di identità dei passeggeri da parte di personale della polizia ferroviaria. Si profilava perciò il concreto pericolo della cattura e la necessità di farvi fronte. Data l’inferiorità numerica e nell’armamento, qualunque ipotesi tattica praticabile avrebbe presentato un alto margine di rischio per la salvaguardia delle forze e del loro lavoro rivoluzionario, ma sfruttando il vantaggio della sorpresa poteva essere esercitata una minaccia per realizzare il disarmo dei poliziotti e garantire il successivo sganciamento delle forze. Tuttavia per la debolezza della minaccia viene persa l’iniziativa e ne esce un conflitto a fuoco con esiti tragici che causa la morte del compagno Mario Galesi, la cattura di un militante e la perdita di materiali organizzativi.

Quello del 2 marzo è il primo conflitto a fuoco dopo molti anni tra mil delle BR e forze di polizia. Improvvisamente dopo numerosi tentativi sterili, lo Stato infligge le prime perdite alle BR-PCC a seguito del rilancio della strategia della LA. Un conflitto a fuoco dall’esito mil sfavorevole alle forze riv dunque, ma che pur con il suo doloroso epilogo, è un’evenienza intrinseca al rapporto e al terreno di guerra su cui si confrontano forze riv e Stato, in cui le perdite per entrambe le parti sono fisiologiche. Perdite che pesano diversamente sul lavoro riv o sul concreto andamento della fase riv in relazione alla natura della fase stessa e alle circostanze specifiche nel loro complesso. In generale l’indirizzo tattico delle BR-PCC nello SA che attraversa la fase di Ric. delle forze riv e prol, ai fini della massima limitazione delle perdite e in presenza di valide alternative predispone di evitare il conflitto a fuoco casuale con forze di polizia. Ciò nondimeno i mil se necessitati lo ingaggiano o lo sostengono esercitando il diritto di sottrarre le forze alla cattura o all’annientamento e assolvendo al dovere di garantirne il lavoro riv.. Tuttavia se questi sono stati i contorni e la sostanza di quella tragica vicenda, fin dai primi giorni la propaganda controriv ha dipinto i due mil BR né più né meno che alla stregua di belve sanguinarie perciò non solo avulsi dalla realtà pol e sociale secondo lo storico e prevalente cliché controriv., ma perfino privi di caratteristiche umane, passibili perciò di una campagna di linciaggio mediatico. Che viene realizzata inventando notizie, dando alle stampe fantasiose testimonianze, pretesi comportamenti irrazionali del mil catturato e strumentali ricostruzioni dell’evento, allo scopo di avvalorare come “realtà descritta” quelli che invece erano solo modi e mezzi per raggiungere gli obiettivi pol della campagna stessa. Con la promozione del registro della mostrificazione delle figure dei brigatisti infatti, l’Esecutivo si prefiggeva di incidere sulla tenuta dei mil in attività e prigionieri e di favorirne disorientamento e cedimenti, di prevenire, intimorendole, espressioni di riconoscimento pol e di solidarietà di classe, di creare un clima allarmistico e di pressione funzionale a dare l’impressione di un collaborazionismo diffuso all’attività antigu, ad indurre prese di posizione lealiste e non ultimo a giustificare l’adozione di ulteriori misure preventive e repressive di ordine generale e a garantire pratiche di isolamento del mil catturato fuori dai canoni attualmente codificati e interventi da “guerra sporca” verso il campo di classe e riv.. Ottenuto cioè l’insperato successo mil lo Stato avvia un attacco pol alle BR che sono una forza riv che da 30 anni rappresenta nel nostro paese gli interessi generali e storici del prol e la sua prospettiva di potere, la cui attività combattente ha dimostrato anche al mutare della fase storica, in tutt’altri rapporti di forza tra riv e controriv e tra classe e Stato rispetto alla sua origine, la capacità della strategia della LA e della linea di attacco al cuore dello Stato di incidere nello scontro generale tra le classi, di trasformare a favore del campo prol e riv i rapporti di potere nello scontro con lo Stato e la BI e di far avanzare il processo riv pur a seguito delle discontinuità di percorso sopravvenute. Un attacco che a livello mediatico raggiunge apici “furiosi” oltrepassando ampiamente la soglia dei toni e degli argomenti plausibili rispetto all’effettiva realtà pol e al ruolo di direzione riv svolto dalle BR cosicché dopo un primo passaggio di coesione del quadro pol-istituzionale e sindacale intorno alla priorità controriv., lo stesso ministro dell’Interno si incarica di sollecitare la stampa borghese a recuperare una patina di decenza, recupero a sua volta preparatorio della più sofisticata manovra della messinscena dell’isolamento del mil BR caduto nel frangente del suo funerale. Quando la salma del compagno Galesi, tenuta sotto sequestro alla Misericordia di Arezzo, veniva fatta allontanare da un’uscita posteriore ed il corteo funebre, separato da feretro, propiziamente bloccato e trattenuto dalla polizia stradale, di modo che giunta la salma al cimitero di Trespiano potesse essere tumulata in tutta fretta così da “prevenire” persino le espressioni di cordoglio e simularne la solitudine, tra le corone di fiori a renderle omaggio e le schiere di digossini predisposti al controllo, sotto gli occhi dei giornalisti che avrebbero testimoniato l’indomani la scena dell’isolamento del brigatista, portando a termine l’opera propagandistica di quella prima fase. Se la costruzione di “notizie” è una pratica ricorrente di inquinamento e mistificazione dell’informazione pubblica con cui la BI puntella il suo dominio in crisi, spesso con il paradossale risvolto di alimentare le confuse illusioni dello schieramento a suo sostegno, mai finora era stato fatto un uso così spregiudicato della salma di un brigatista, trattata come un ostaggio a tutti gli effetti, impiegato nella sua funzione deterrente preventiva verso l’avanguardia riv ed il prol.. Un agire meschino e ipocrita, espressione chiara tra le tante di ciò che rappresenta e di cui è portatrice la classe dominante sul piano dei rapporti sociali e quantomai emblematico della difensiva pol in cui si muove nel confronto con la strategia della LA per il Comunismo proposta dalle BR a tutta la classe quale alternativa riv alla crisi della BI e alla sua guerra. Infatti, nonostante tutta la martellante campagna intimidatoria alimentata nel corso della preparazione dell’aggressione imp all’Iraq e del varo delle riforme del lavoro, con un’opposizione crescente nel campo prol e riv rafforzato politicamente dalla prospettiva strategica rilanciata nello scontro dall’attacco delle BR-PCC allo Stato, non solo non ha potuto raccogliere che parziali e consunte dichiarazioni di lealismo, né consentire ai vertici sindacali – alle prese con ben altri problemi di legittimazione e contenimento delle spinte operaie alla lotta – di riversare il successo mil e i contenuti controriv. nella mobilitazione della classe, ma non ha nemmeno evitato che venisse espresso riconoscimento pol verso i militanti BR e tributato omaggio al compagno caduto. In sintesi, il dato pol che ha reso impossibile che la vile propaganda controriv strappasse alla classe le sue av rivoluzionarie e in specifico confondesse ed oscurasse la limpida e generosa figura del mil caduto, il suo percorso di lotta ed emancipazione pol e il suo irrinunciabile impegno riv, è stato la dialettica tra l’intervento e la proposta riv delle BR e le istanze pol e strategiche della classe nello scontro con lo Stato e la BI.

Con tutto ciò per un mil delle BR-PCC che in questi anni ha avuto l’onore di condividere la lotta ed il lavoro riv con il compagno Galesi è naturale ricordarne l’impegno quotidiano profuso e la coscienza pol del ruolo della riv comunista quale alternativa storica alla crisi e alla barbarie Imperialista che lo sosteneva saldamente. Il compagno Mario Galesi è stato un esempio di come può e deve essere un’autentica av comunista combattente che si fa carico di misurarsi con le cd e le problematiche del processo riv in rapporto a quanto attestato dalla controriv., senza arretrare di fronte ai rapporti di forza di questa fase relativamente sfavorevoli alla riv e al prol., né ai limiti odierni della soggettività di classe e riv nello scontro con lo Stato e la BI. Un compagno che in ogni suo atto ha rappresentato la rottura poi con i rapporti di subordinazione a cui la BI ed il suo Stato hanno preteso di ridurre la CO ed il prol per tutti gli anni 90 attraverso le pol ed il tessuto di relazioni neocorporative che sviluppavano, e la ricerca, la pratica e la maturazione del salto di emancipazione pol nella soggettività di classe che assume e valuta le cd e le problematiche dell’agire riv in questa fase e gli dà soluzione in avanti. Fattori soggettivi che hanno reso realizzabile il necessario sviluppo della linea pol strategica dell’O. a seguito del consolidamento della controriv maturato nel corso degli anni 90 e perciò l’avanzamento del processo riv stesso e che hanno caratterizzato la soggettività pol, il percorso e il contributo del compagno Mario Galesi alla riv, mentre la sua capacità di affrontare i compiti, le difficoltà e talora gli imprevisti del lavoro riv con lievità, con quella naturalezza della soggettività di classe che ha conquistato la sua autonomia poi ed ha perciò acquisito consapevolezza e fiducia nelle potenzialità riv della propria classe, gli permetteva di valorizzare le qualità di ogni compagno favorendo il lavoro riv collettivo. Caratteristiche soggettive del compagno Galesi, del resto tutt’altro che esclusive, che anzi hanno contraddistinto milioni di comunisti e prol riv in tutto il mondo e che sono corrispettive ai contenuti sociali dei massimi livelli di progresso storico di cui la rivoluzione comunista è portatrice e che ha conseguito nei primi passaggi del suo lungo percorso. Perciò in questa fase storica contrassegnata dalla tracotanza controriv e guerrafondaia della Bi quale risvolto della sua profonda crisi, dal relativo arretramento pol del prol e da equilibri internazionali meno favorevoli alle guerre di liberazione dei popoli, ma in cui la BI incontra anche forti resistenze al rafforzamento e all’avanzata del suo dominio e all’intensificazione dello sfruttamento che ne approfondiscono la crisi pol., queste qualità soggettive delle figure mil rivestono una particolare valenza pol perché rappresentano il valore storico della riv comunista e la forza pol rivoluzionaria e la capacità coesiva che può sviluppare la classe dominata nello scontro di potere con la Bi e il suo Stato sul terreno riv della strategia della LA, indirizzata dalla linea politica sviluppata dalle BR-PCC. Non a caso il tentativo è stato quello di contrastare in tutti i modi questa evidenza pol anche con una propaganda controriv tesa a demolire le figure riv e in specifico a cancellare la memoria del mil caduto. Ma sebbene la perdita del compagno Mario Galesi, del suo spessore umano, del suo contributo al processo riv e del suo sostegno premuroso sia incolmabile per tutti i compagni e per l’O., egli resta per sempre un punto di riferimento e di forza pol che nessuna propaganda controriv potrà mai sottrarre al campo di classe e rivoluzionario.

Rendendo onore al militante Mario Galesi e tentando di restituirne la figura rivoluzionaria alla classe a cui appartiene ribadisco di rispondere dei miei atti pol soltanto al proletariato e alle BR che ne sono l’avanguardia e lo rappresentano.

La militante delle BR per la costruzione del PCC
Nadia Lioce

 

Un pensiero su “Processo di Firenze per i fatti del 2 marzo 2003. Documento di Nadia Lioce letto in aula il 9 giugno 2004”

Lascia una risposta