Processo per “Insurrezione” – Secondo troncone. Documento dei militanti delle Br-Pcc Alberta Biliato, Cesare Di Lenardo, Antonino Fosso, Flavio Lori allegato agli atti

Come militanti delle Brigate Rosse riaffermiamo con forza la centralità che assume l’attacco alle politiche di coesione dell’imperialismo nell’area europeo-occidentale e quindi il nostro sostegno all’attacco portato dalla Rote Armee Fraktion al presidente della Deutsche Bank: Alfred Herrhausen.

Questo “signore del denaro”, dall’85 ai vertici di uno dei maggiori gruppi finanziari tedeschi, era un artefice e tra i più lucidi dirigenti di quel processo di concentrazione e centralizzazione del grande capitale finanziario e industriale europeo-occidentale che dentro la dialettica concorrenza-concentrazione costituisce il punto più avanzato dell’integrazione economica della borghesia imperialista, e quindi la spina dorsale della coesione politica e militare dell’imperialismo nell’Europa occidentale.

Sono esemplari le operazioni che la sua dirigenza mette a segno, pur dentro la feroce concorrenza tra i grandi gruppi monopolistici, e che prefigurano l’assetto integrato di una costellazione multinazionale e multiproduttiva che si configura come il soggetto forte dei nuovi equilibri di concentrazione imperialisti, con un piano di attività che spazia dalla finanza ai grandi gruppi chimici tedeschi, ai trasporti, alla difesa, all’industria aereonautica ed elettronica – cioè quella più tecnologicamente avanzata – con la partecipazione nei colossi Daimler-Benz, Wolkswagen, AEG, Matra nonché FIAT (una partecipazione ottenuta con l’operazione di sostituzione dello “scomodo” partner libico); ancora, in Italia, è la sua presidenza a rilevare le filiali del Bank of America concludendo quello che è definito il più importante investimento di una banca estera nel nostro paese; sino all’operazione da poco conclusa di acquisizione della Morgan-Grengell inglese. Un’attività coerentemente perseguita che ne avrebbe senz’altro fatto il primo banchiere dell’ovest europeo, attento al quadro dell’integrazione europea tanto da essere uno dei più pronti e convinti assertori dell’integrazione monetaria europea, tanto interno alla definizione del piano politico di coesione ed integrazione europeo-occidentale da essere “consulente” di Kohl, o meglio, tra quel pugno di grandi monopolisti che ispirano alle proprie esigenze le scelte politico-economiche generali all’interno degli Stati europei e che mirano al rafforzamento politico-economico complessivo per concorrere all’interno del sistema imperialista.

Dentro le attuali dinamiche, per la supremazia economica e per ragioni storico-politiche, è proprio la Germania occidentale che si va definendo come polo di attrazione forte del processo di integrazione economico-politica e militare dell’Europa occidentale, un’integrazione preliminare alla “lunga marcia verso l’Oriente”.

È dentro queste dinamiche generali dell’imperialismo che secondo noi si inserisce l’attacco dei compagni della RAF, poiché l’antimperialismo è un dovere prioritario di ogni forza rivoluzionaria conseguente, a maggior ragione per le guerriglie dell’Europa occidentale, poiché operano all’interno del cuore dell’imperialismo, sapendone collocare il piano e la portata rispetto all’antimperialismo praticato dalle forze rivoluzionarie nella periferia. Per la guerriglia del centro imperialista si tratta di attualizzare l’internazionalismo proletario in una strategia politica adeguata alle condizioni dello scontro nella metropoli imperialista. Deve essere chiaro che ciò non può e non deve significare la semplificazione del quadro di scontro nel solo piano internazionale, sottomettendo il piano classe/Stato al piano imperialismo/antimperialismo. In altri termini l’internazionalizzazione nella formazione monopolistica, lo sviluppo integrato tra gli Stati e l’interdipendenza economica che ne deriva muovono verso un processo tendenziale di formazione omogenea sia dei caratteri della frazione dominante di borghesia imperialista che del proletariato metropolitano; un processo appunto tendenziale che non dissolve la funzione degli Stati, anzi li esalta all’interno degli organismi sovranazionali, né fa dell’Europa occidentale un territorio politicamente omogeneo. Perché lo specifico percorso rivoluzionario si sviluppa necessariamente all’interno dei singoli Stati ed è caratterizzato dalle peculiarità storiche e politiche del contesto nazionale della lotta di classe.

L’antimperialismo per le Brigate Rosse vive in unità programmatica con l’attacco al cuore dello Stato, costituendo entrambi i perni su cui si ricostruiscono i termini della guerra di classe di lunga durata. Per le Brigate Rosse l’antimperialismo si materializza nel contributo alla costruzione-consolidamento del Fronte Combattente Antimperialista, quale termine adeguato ad impattare le politiche centrali dell’imperialismo.

Si è reso cioè evidente che, stante l’attuale grado di integrazione della catena imperialista e i conseguenti livelli di coesione politico-militare, è necessario indebolire e ridimensionare l’imperialismo in quest’area geopolitica per realizzare i processi rivoluzionari, sia che si tratti di rivoluzione proletaria che di liberazione nazionale.

In questo senso il consolidamento della politica di Fronte costituisce un salto nella lotta proletaria e rivoluzionaria.

Per le Brigate Rosse la tematica dell’antimperialismo deve imperniarsi intorno allo sviluppo di politiche di alleanza con tutte le forze rivoluzionarie che combattono l’imperialismo specificatamente nella nostra area geopolitica – Europa occidentale, Mediterraneo, Medio Oriente – al fine di costruire offensive comuni contro le politiche centrali dell’imperialismo.

Si tratta di lavorare a concretizzare, in successivi momenti di unità, l’attacco all’imperialismo all’interno del criterio politico che l’attività del Fronte non deve essere impedita dalle peculiarità d’analisi e di concezione politica delle diverse forze rivoluzionarie che vi lavorano, né tantomeno si deve discriminare l’attività del Fronte come unica attività rivoluzionaria, ma essa deve stringere l’unità realizzabile nell’attacco pratico.

Per questo affermiamo, insieme alla RAF, che non si tratta di fondere ciascuna organizzazione in un’unica organizzazione, ma di costruire la forza politica e pratica per attaccare l’imperialismo.

Il contributo della RAF e delle Brigate Rosse al Fronte Combattente Antimperialista dimostra come le diversità storiche e di percorso non possono e non devono costituire un ostacolo al praticare un’effettiva politica di alleanza, un contributo questo che costituisce al tempo stesso un salto in avanti nella costruzione del Fronte, perché si inserisce nella necessità di superare il primo periodo sostanzialmente di propaganda della necessità del Fronte stesso, misurandosi invece con la definizione più precisa della sua proposta politica, uscendo dalle secche del genericismo.

L’approdo al testo comune RAF-Brigate Rosse e soprattutto l’attività che lo sostanzia sancisce questo salto di qualità e determina il primo passaggio dell’offensiva comune contro le politiche di coesione dell’Europa occidentale all’interno dell’interesse generale della catena imperialista.

La chiarezza degli obiettivi, il realismo politico nell’impostazione della politica di Fronte ne determinano la valenza che va oltre l’unità immediata raggiunta, perché apre la prospettiva politica dello sviluppo del Fronte sull’attacco all’imperialismo, non solo tra le forze rivoluzionarie europeo-occidentali, ma con tutte le forze rivoluzionarie che combattono nell’area, avviando concretamente l’unità che già esiste oggettivamente tra le lotte nel centro imperialista e i movimenti di liberazione nella periferia.

L’attacco unificato alle linee strategiche della formazione dell’Europa occidentale scuote il potere imperialista.

Organizzare la lotta armata in Europa occidentale.

Costruire l’unità delle forze rivoluzionarie combattenti nell’attacco: organizzare il Fronte.

Lottare insieme.

I militanti delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente – Alberta Biliato, Cesare Di Lenardo, Antonino Fosso, Flavio Lori

Roma, 4 dicembre 1989

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