Volantino distribuito a Carrara durante il terzo congresso delle Federazioni Anarchiche

Che fare?

Lanciamo un appello a tutti quei compagni anarchici, convenuti a questo ennesimo congresso, non ancora scientizzati e invecchiati anzitempo dal continuo e faticoso compito di calcare le scene, chi in veste di attore, chi di spettatore delle rappresentazioni assembleari e congressuali e a quei compagni che non abbiano già devoluto tutto il loro spirito e le loro energie rivoluzionarie ad una pratica che fa dell’attesa e della difesa le sue principali prerogative. È appunto qui a Carrara, così come a Venezia (al convegno sulla tecnocrazia), che si vogliono rinverdire i vecchi rami della confusione, dell’incapacità e della staticità del movimento. Si vorrà vedere con chiarezza, si vorrà comprendere con vero ardore. Ma purtroppo conoscendo la ormai triste storia di questi convegni (utili solo come prova a suonatori di trombone), siamo sicuri che appena balenerà nella mente di tutti i compagni la sicurezza di aver chiarito o confermato il proprio “che fare”, la realtà sarà già nuovamente mutata così tante volte per cui la ostinata sicurezza e convinzione si troverà di fronte come barriera in muro insormontabile. E allora i compagni ricadranno nella confusione, nella svogliatezza e nella delusione, o ancor peggio altri si ostineranno nei loro quadrati mentali e sentiremo, o meglio dire sentiamo, parlare di sindacato, di anarcosindacalismo: quadrato mentale ben vecchio per la società e la realtà di oggi e forse, pensandoci un po’, neanche tanto rivoluzionario per quella di ieri (ma come… e la Spagna? Oh, sì! La Spagna… ma senza la F.A.I.?!?). Oppure ancora, di lotta di classe, di organizzazione di massa; quadrato mentale ancora più putrido e decrepito del precedente, …lo chiameremo in patologia medica: “fagocitosi marxista in incosciente stato di degenere involuzione”. Compagni, cerchiamo una buona volta di rinnovarci, di essere al passo con i tempi, o meglio di prevenire i tempi. Come si può sperare di essere incisivi se i metodi di intervento, per lo più di spicciola propaganda teorica sono ormai tanto vecchi e consumati che riducono gli anarchici ad un sterile ed improduttivo movimento d’opinione, capace di mobilitarsi o su un terreno difensivo allorquando il potere lancia le sue frecciate repressive, (inutile ricordare nei suoi particolari il caso Valpreda o, peggio, il caso Marini con i suoi: “Difendersi dai fascisti non è reato, compagno Marini sarai liberato!”), oppure come “codazzo”, nemmeno alternativo, di quella burrascosa ed oscena politica dei vari ex-extra-parlamentari. Compagni, lasciamo la politica degli slogan, degli schemi, dei dati di fatto di cento anni fa: cerchiamo di essere propositivi. È un invito che rivolgiamo anche a quei compagni che accusano la nostra strategia di essere suicida. Come si può vedere il suicidio della lotta armata, quando un sempre maggior numero di compagni, lavoratori, disoccupati e sottoproletari, si ribella con le armi alla crudeltà del potere? È forse suicidio l’aver abbandonato una pratica senza strategia e tattica dei gruppi anarchici tradizionali, che non sanno come muoversi, disorientati dall’evolversi degli avvenimenti, per riabbracciare la cosiddetta “propaganda dei fatti” come esempio per generalizzare l’azione diretta? È forse suicida l’aver individuato nella lotta antinucleare, non solo una forma di battaglia in un settore specifico, magari con tinteggiature ecologiche, ma una precisa lotta contro il potere? Ed è ancora suicidio destabilizzare lo Stato in tutte le sue forme centrali o periferiche, ridicolizzandolo, mettendolo in crisi e spingendolo a mostrare il suo vero volto, fatto di coercizione e di violenza? ma prima che qualche tromba solista ormai consueta fanfari: “Ma chi sono costoro: F.A.I., G.I.A. o G.A.F.”, ci presentiamo: noi siamo anarchici, l’abbiamo già detto, la nostra è una organizzazione rivoluzionaria in cui i veri gruppi si sono riuniti a livello locale, o dall’incontro di varie vicende personali, sulla base di un’affinità tra le varie esperienze e concezioni dei compagni. Gruppi di affinità che mantengono la loro autonomia e libertà d’azione e in cui i rapporti tra compagni non sono di pura efficienza bensì caratterizzati da un massimo di conoscenza, intimità e fiducia reciproca. Quello che vogliamo è portare una critica distruttiva dello Stato, attraverso l’uso della violenza rivoluzionaria, la lotta armata, la propaganda del fatto. Vogliamo accelerare i tempi e allargare il fronte interno dello scontro per arrivare a una destabilizzazione dello Stato. Crediamo che la presenza critica costruttiva, utopistica non sia una condizione sufficiente, anche se necessaria, se parallelamente ad essa non si sviluppa una presenza critica negativa, distruttiva dei processi in corso. La critica delle armi è oggi l’unica forza che può rendere credibile qualsiasi progetto.

 

Creare organizzare 10 100 1000 nuclei armati!

Azione Rivoluzionaria

Marzo 1978.

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