Ai compagni del movimento

[Distribuito a Bologna nel corso del Convegno sulla repressione del 23-25 settembre 1977]

Noi militanti rivoluzionari dell’organizzazione combattente Azione Rivoluzionaria, ci rivolgiamo a tutti i compagni partecipanti al Convegno di Bologna sulla Repressione per precisare alcune cose in merito alle recenti azioni da noi realizzate a Torino, azioni che sono state strumentalizzate in modo meschino dalla stampa di regime e dalla stampa reggicoda.
La prima cosa da chiarire è la funzione delatrice svolta dal Giornale “Lotta continua” che si trova in mano ad una banda di profittatori della buona fede rivoluzionaria di diversi compagni, i quali credono ancora nella funzione del loro giornale. Le accuse che questo fogliastro ci ha rivolto bastano a qualificare da sole tutta la politica conservatrice che il gruppo dirigente dell’organizzazione Lotta continua intende perseguire, sulla testa dei compagni e fregandosene di tutte le indicazioni di lotta che vengono dal movimento. L’averci chiamati “fascisti” perché abbiamo dato la lezione che meritava ad un servo del PCI e perché abbiamo attaccato il più grosso giornale del padronato industriale, non può più consentire dubbi sulla direzione che Lotta continua intende dare al movimento.
Il secondo punto che vogliamo indicare è che noi militanti combattenti di Azione Rivoluzionaria siamo qui, accanto a voi, per partecipare al Convegno sulla Repressione, perché non ci consideriamo un “partito militare” avulso dalle lotte reali di massa e dai momenti comunitari di chiarificazione. Per questo motivo rigettiamo ogni tentativo – da qualsiasi parte venga – di farci passare per un’altra versione dei partiti combattenti che di fatto, oggi, agiscono nella realtà rivoluzionaria italiana e internazionale.
Il nostro scopo è quello di realizzare una struttura combattente il più possibile aperta verso la base, che consenta la massiccia partecipazione degli sfruttati, degli emarginati, dei non garantiti e di tutti coloro che vogliono attaccare il padronato e i suoi servitori, senza che a filtrare questa base ci sia un partito militare che assuma la direzione delle lotte.
Questo il nostro concetto di lotta armata. Semplice e non demagogico. Oggi la lotta armata non è solo un progetto, ma è una realtà, una realtà che nessun servo del PCI o di Lotta continua potrà mai mistificare.
Abbiamo attaccato il PCI, contro cui tanti rivoluzionari a parole rivolgono delle critiche brucianti, chiamandolo fonte fra le principali della reazione. Solo apparentemente questo può sembrare un ardito salto qualitativo. In pratica non abbiamo fatto altro che realizzare quello che tanti compagni teorizzano.
Il futuro delle lotte sarà sempre più diretto a chiarire sia il ruolo della reazione dei cosiddetti partiti della sinistra, sia il ruolo, non meno reazionario, di quanti (vestendosi da rivoluzionari) intendono cavalcare la tigre dell’autorganizzazione della lotta armata degli sfruttati.

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