Norme di comportamento (stralcio) – 1974

LA CLANDESTINITÀ

La clandestinità è una condizione indispensabile per la sopravvivenza di una organizzazione politico-militare che operi all’interno delle metropoli imperialiste. La condizione di clandestinità non impedisce che l’organizzazione si svolga per linee interne alle forze dell’area dell’autonomia operaia. Oltre alla condizione di clandestinità assoluta si presenta perciò, nella nostra esperienza, una seconda condizione in cui il militante pur appartenendo all’organizzazione, opera nel movimento, ed è quindi costretto ad apparire e muoversi nelle forme politiche che il movimento assume nella legalità. Questo secondo tipo di militanza clandestina da un punto di vista politico è alla base della costruzione delle articolazioni del potere rivoluzionario; da un punto di vista militare è a fondamento dello sviluppo delle milizie operaie e popolari. Operare a partire dalla clandestinità consente un vantaggio tattico decisivo sul nemico di classe che vive invece esposto nei suoi uomini e nelle istallazioni. Questo vantaggio viene annullato quando la clandestinità è intesa in senso puramente difensivo. La concezione difensiva della clandestinità sottintende o nasconde l’illusione che lo scontro tra borghesia e proletariato in ultima analisi si giochi sul terreno politico piuttosto che su quello della guerra e cioè che gli aspetti militari siano in fondo solo aspetti tattici di supporto. Il lavoro politico di ogni compagno si svolge all’interno di una colonna. Tutti i rapporti politici devono dunque essere controllati e valutati. […] Non si deve mai andare a un appuntamento o fare un lavoro particolare senza che qualcun altro dell’organizzazione non ne sia al corrente. In particolare per contatti con nuovi elementi esterni è necessaria una discussione preventiva coi responsabili della colonna. È necessario anche discutere la necessità di predisporre misure di sicurezza adeguate al caso. Ogni contatto deve essere regolato secondo un modo prestabilito. Nel caso in cui salti un appuntamento ne deve essere fissato automaticamente un altro di recupero permanente. Questa norma può essere usata come misura di sicurezza, soprattutto qualora un rapporto non sia ancora completamente verificato. Si può saltare appositamente un appuntamento e mandare un compagno in perlustrazione nella zona. I luoghi degli appuntamenti vanno quindi precedentemente studiati e conosciuti nei minimi particolari. Ogni luogo deve avere le seguenti caratteristiche: essere controllabile e ammettere una eventuale ritirata verificata e predisposta. […] Viaggiando evitare ogni occasione di litigio; guidare con estrema prudenza e totale rispetto del codice stradale. È necessario arrivare un po’ in anticipo agli appuntamenti per poter perlustrare la zona e per evitare di essere visti con la propria macchina posteggiata tenendo appunto presente l’eventualità di una fuga. Ogni militante deve avere i suoi luoghi di appuntamento. Fa parte del suo lavoro. È necessario inoltre evitare di ripetere gli appuntamenti negli stessi luoghi o per lo meno variarli con una certa frequenza. Vanno evitati i parchi pubblici, luoghi molto affollati, vicino a banche o istituzioni militarizzate. È preferibile evitare i centri più militarizzati ed incontrarsi nell’hinterland.

APPUNTI: 1. Non si prendono se riguardano l’organizzazione e la sua vita: si memorizzano. 2. Valgono per tutte le analisi generali, evitando di indicare nomi, luoghi, situazioni determinanti. 3. Non dimenticarli, non portarli con sé in azione. 4. Prestarli solo in caso di reale necessità. 5. Non vi devono figurare né indirizzi né tantomeno numeri telefonici.

DISCORSI: 1. Evitare discussioni sulla vita dell’organizzazione – anche con compagni – fuori dalle sedi adatte. 2. Nei luoghi pubblici, quando ci si trova tra compagni, si evitano pre o post riunioni: questo specie in vicinanza delle sedi. 3. Partire dall’ipotesi che tutti i telefoni sono controllati e quindi limitarne l’uso a brevi comunicazioni.

MACCHINE: Anche la macchina è un bene che l’organizzazione dà in dotazione al compagno. Egli è dunque responsabile della sua manutenzione. I documenti della macchina vanno accuratamente controllati al momento della consegna per verificare eventuali imperfezioni. Essi vanno inoltre periodicamente controllati tenendo presenti le varie scadenze dei bolli, della patente. La macchina all’interno deve figurare ordinata. Non devono esserci accumulati giornali di ogni genere, volantini o cartacce. Ogni sera occorre togliere l’eventuale radio o mangianastri, o altro che possa attirare l’attenzione dei ladruncoli. La macchina non deve essere prestata a nessuno salvo casi effettivamente urgenti o eccezionali. […] Deve diventare abitudine di ogni compagno quella di guardare spesso lo specchietto retrovisore delle macchine. In particolare ogniqualvolta si rincasa o ci si reca in qualsiasi struttura dell’organizzazione occorre accertarsi di non essere seguiti. È bene prendere l’abitudine di compiere qualche giro vizioso appositamente studiato per verificare in modo sicuro di non essere pedinati 1. Non posteggiarle nelle vicinanze delle sedi. 2. In ogni caso la macchina, anche in azione, deve contenere solo il minimo indispensabile di attrezzi meccanici utili per il suo ed il nostro effettivo funzionamento. 3. Partire dall’ipotesi che la macchina può essere perquisita o ispezionata in qualsiasi momento. 4. Non sempre la macchina è il mezzo migliore di riparo. 5. Le macchine nuove non devono essere intestate ai compagni. 6. Che bollo e patente siano sempre in regola e la macchina in perfetta efficienza. 7. I compagni devono sempre sapere il nome del proprietario della macchina presa in prestito.

CASE: «La casa è un bene dell’organizzazione che viene affidata in dotazione al militante: essa deve essere gestita secondo regole precise, inderogabili, uguali per tutti. Ogni casa deve essere frequentata esclusivamente dai militanti che ci abitano e conosciuta da un altro membro dell’organizzazione o della colonna precedentemente designato. Quest’ultimo dovrà recarsi nella casa solo per ragioni di particolare necessità. È ovvio, ma purtroppo necessario, ribadire che nessun altro (familiari, compagni legali e di brigata) deve conoscere né la casa di abitazione né la zona dove essa è ubicata. La tecnica di portare un compagno nella propria struttura con gli occhi bendati va rivista e usata solo in casi di assoluta emergenza. […] La strada deve prestarsi ad un facile controllo da parte del militante e a un controllo scoperto da parte del potere; cioè possibilmente non deve essere vicina a bar, luoghi pubblici di vario genere: negozi, istituti, magazzini. Quando un compagno prende possesso di una casa dell’organizzazione il suo primo compito è quello di costruirsi, nei dettagli anche minimi, come una figura sociale ben definita. Decide di presentarsi come operaio Fiat, o come professore, o come rappresentante. […] Il ruolo che ogni compagno si è assunto deve poi manifestarsi coerentemente nella sua vita di tutti i giorni. […] Se ad esempio si è assunto il ruolo di artigiano, bisognerà uscire di casa prima delle otto del mattino e non rientrarci fino alle 12.30, riuscire alle 14 e rientrare alle 19 o dopo. Ciò significa che ogni compagno si deve organizzare il proprio lavoro (appuntamenti, inchieste) secondo orari precisi […]. Salvo casi eccezionali ogni militante deve rincasare entro mezzanotte. Se non è strettamente necessario, i pasti li consuma a casa. […] Va detto che il ruolo assunto da ogni compagno va studiato attentamente per poter giustificare l’eventuale irregolarità del proprio comportamento. Per principio ogni militante deve presentarsi con aria rassicurante e gentile con i vicini di casa, ma è assolutamente necessaria una stretta riservatezza. 1. Non tenere in casa nulla dell’organizzazione e dei compagni: il materiale deve essere consegnato a Z (è il responsabile dei collegamenti della singola colonna) per la centralizzazione. 2. Partire dall’ipotesi che la casa può essere perquisita e ispezionata in ogni momento. In caso di perquisizione chiedere prima di avvertire il proprio legale, che ha il diritto di assistervi. 3. Come nei luoghi pubblici, non assumere atteggiamenti provocatori e di disturbo. 4. Per chi trasloca, scegliere stabili con citofono, onde evitare costi inutili di portierato. PERSONA: Ogni compagno deve essere decorosamente vestito ed in ordine nella persona: barba fatta, capelli tagliati. È bene girare con non più di due documenti e cioè la patente e una carta d’identità non legata ad alcunché. Bisogna avere con sé solo il materiale strettamente necessario al lavoro che si sta conducendo. Ogni militate dovrà portare la propria arma addosso. […] In caso di arresto, subito si declinano le generalità del documento di cui si è in possesso. Solo davanti al magistrato si declinano le proprie generalità. Ogni militante deve rifiutarsi di rispondere a qualsiasi tipo di domanda. La rivendicazione della propria identità politica è un fatto successivo che possibilmente verrà concordato con l’organizzazione. […] Nei riconoscimenti, se si viene arrestati, è bene riuscire a scambiarsi di posto con qualunque carabiniere accanto, poiché spesso il riconoscimento è già prestabilito. […] In ogni ora il nemico può individuare una base, ad ogni appuntamento il compagno può essere pedinato, il colpo può arrivare in qualsiasi momento, tutta la notte e per tutto il giorno. In caso di arresto, negare sempre. L’esperienza dimostra che il nemico difficilmente è in grado di colpire mentre entriamo in azione, mentre più frequentemente sferra gli attacchi infilandosi nella smagliatura dell’organizzazione. […] Nei rapporti con i familiari vanno tenuti presenti i tempi politici del lavoro dell’organizzazione. Prima e dopo le azioni, grosse o piccole che siano, non si possono avere rapporti. Quando la repressione colpisce le zone legali occorre tenersi nel modo più assoluto lontani. Bisogna avere cura di costruire alibi resistenti ai legali, qualora si trascorra con essi un periodo di tempo. […] Per lavoro clandestino intendiamo il consolidamento di una base materiale economica, militare e logistica che garantisca una piena autonomia alla nostra organizzazione e costituisca un retroterra strategico al lavoro tra le masse. […] È molto importante per l’organizzazione riuscire a non farsi fotografare o tanto meno riprendere in TV. Spesso questi fatti hanno causato la caduta di strutture dell’organizzazione. 1. Portare sempre con sé un documento di riconoscimento che deve essere esibito su richiesta. In caso di rifiuto si viene accompagnati in questura per rilievi segnaletici. 2. Controllare la scadenza del passaporto e tenerlo aggiornato. Chi non lo avesse lo faccia subito. 3. I compagni con precedenti penali possono controllare la loro posizione mediante richiesta di certificati penali. 4. Il taccuino dei numeri di telefono e dei nomi dei compagni deve essere abolito: i numeri corrispondenti si trovano sull’elenco telefonico, quelli di uso corrente si imparano a memoria; quelli che non appaiono sulla giuda e che non si memorizzano, si cifrano personalmente e si scrivono su un foglietto. 5. Le agende degli appuntamenti sono ammesse purché i fogli degli appuntamenti scaduti siano distrutti; si consiglia l’uso di schede settimanali. 6. Gli indirizzi dell’organizzazione devono essere consegnati a Z per la centralizzazione. 7. Partire dall’ipotesi che l’abito non fa il monaco.

LEGAMI DI PARENTELA E AMICIZIA: I rapporti con la legalità sono il punto più debole di tutto il nostro lavoro. L’accerchiamento periferico avviene infatti a partire da quelle zone legali che si sospetta siano in contatto con l’organizzazione: mogli, famiglie, avanguardie politiche che si espongono. Dobbiamo dare per scontato che a partire da questi punti in nemico cercherà di giungere ai compagni clandestini. È necessario dunque regolamentare questi rapporti nella maniera più rigida. 1.Verso il mondo esterno bisogna acquisire una dimensione di “autonomia” ponendo una barriera tra sé e gli altri. 2. Liquidare il proprio passato pericoloso.

RAPPORTI CON COMPAGNI ESTERNI ALL’ORGANIZZAZIONE: Per nessun motivo i compagni delle forze regolari devono frequentare le case dei compagni irregolari o di militanti non completamente esterni all’organizzazione. 1. Con tali compagni la discussione riguarda esclusivamente le analisi generali e la strategia. Non si deve fare assolutamente alcun riferimento all’organizzazione.

VIGILANZA: 1. Ogni compagno deve essere in grado di cogliere, valutare e verificare (nei pressi dell’abitazione, della sede o quando è in auto) tutte le situazioni anomale (spie, piantoni, macchine sospette, ecc) e deve indicare tutti i dati possibili a Z. I sospetti devono essere verificati onde evitare tensioni allarmistiche inutili; questo vale anche per notizie eventuali di fermi ecc. di altri compagni, perquisizioni di case o sedi e arrivo di fascisti. 2. Queste note non basta averle in tasca o in testa: si devono assimilare e mettere in pratica si da ora. Poi si distruggono.

OGNI LEGGEREZZA È L’INIZIO DI UN TRADIMENTO. ANCHE SENZA VOLERLO POSSIAMO COMPORTARCI DA SPIE E DA DELATORI. IL RISULTATO NON CAMBIA: LA SI PAGHERà CARA

 

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